Aifa: Il farmaco per bloccare la pubertà ai/alle giovani Transgender è a carico del SSN

Qualche settimana fa, ormai, l’Aifa (Agenzia Italiana per il Farmaco) ha inserito la triptorelina tra i farmaci a carico del Sistema Sanitario Nazionale (SSN), anche per procedere al blocco della pubertà nei giovani Transgender.
La triptorelina è un farmaco che ha diversi utilizzi nella medicina, grazie ai suoi effetti inibenti è utilizzato, tra le altre, per curare alcuni tipi di carcinomi.
Essendo un farmaco che va ad inibire la secrezione di gonadotropina è molto efficace, qualora ci siano scompensi o problematiche a livello ormonale; per questa sua caratteristica è possibile utilizzarlo per bloccare momentaneamente la pubertà, sia per ragioni di salute strettamente fisica, che per rendere più semplice l’adolescenza alla persone transgender. Questo “congelamento” momentaneo della pubertà implica che i giovani transgender possano mantenere un aspetto androgino e più facilmente gestibile, potendo così avere meno difficoltà nell’essere sé stessi in mezzo alla società. Inoltre, una volta raggiunta l’età per poter assumere gli ormoni necessari per modificare il proprio corpo, rendendolo coincidente al genere di elezione, i risultati potranno essere più rapidi e dovranno andare solo in una direzione; ovvero si avvierà la pubertà, precedentemente ritardata, verso il genere di elezione invece che quello biologico, cosicché lo sviluppo dei caratteri sessuali secondari, sia “uguale” a quello dei giovani cisgender, senza dover contrastare una pubertà avvenuta normalmente verso il genere biologico.

È molto importante ricordare anche che l’effetto di questo farmaco bloccante è reversibile, infatti quando viene interrotta la somministrazione la pubertà procede con il suo corso.

In altri paesi l’uso dei bloccanti della pubertà è già in atto da diversi anni, l’Olanda è il paese pioniere di questo protocollo, successivamente il loro metodo è stato utilizzato in altri paesi, ad esempio: Canada, Stati Uniti, Australia, Giappone, Gran Bretagna e Germania. In Italia, come negli altri paesi, per poter accedere al farmaco è necessario che i genitori diano il loro consenso e sopratutto che vi sia una diagnosi di Disforia di Genere.
Non è quindi un farmaco che viene somministrato con leggerezza e senza motivo.
Inoltre è da chiarire bene che la triptorelina non cambia nessuna caratteristica fisica, non comporta cambiamenti sessuali secondari ma al contrario fa in modo che questi non avvengano.

Passando al lato più pratico, in modo da intenderci meglio: per i giovani transgender il blocco della pubertà può risultare estremamente importante, perché farebbe sì che non debbano scontrarsi, ancora di più, con uno sviluppo opposto a quello che sono. Ad esempio, un ragazzo transgender non vuole avere il seno, bloccando la pubertà questo non si sviluppa ed il ragazzo può vivere senza il peso di doverlo nascondere, di vergognarsi di mostrarsi in certe situazioni, di sentirsi obbligato a rinunciare a determinate attività per il disagio che prova verso il proprio corpo. Pensando, invece, ad una ragazza transgender, bloccandole la pubertà si può evitare che cresca la barba, che si abbassi la voce, che il corpo in generale si riempia di peluria, ad esempio, tutte cose che le consentirebbero di viversi la vita al pari delle coetanee cisgender.

Come si può immaginare questa “novità” si porta appresso tantissime critiche e resistenze, sopratutto da parte dei più conservatori ma, le perplessità, dilagano anche all’interno della stessa comunità LGBT+.
Sopratutto in diversi pensano che sia un complotto della teoria gender… beh non esiste nessuna teoria gender.
Come già detto sopra, per poter usufruire di questo farmaco si deve aver ottenuto una diagnosi di Disforia di Genere, ovvero il minore deve aver fatto, e continuare a fare, un percorso psicologico con personale qualificato. Questo implica che non è perché ha comportamenti socialmente associati, erroneamente, al genere opposto a quello biologico che allora i genitori decidano per il/la figlio/a di iniziare questa “cura”, che poi vorrei davvero sapere se ci credete davvero che tutti questi genitori non aspettino altro di avere un/a figlio/a trans, sopratutto data la mentalità e la disinformazione che ancora dilaga in Italia.
Detto ciò, potete stare tranquilli nessuna persona può obbligarne un’altra ad utilizzare, contro il suo volere, questa metodologia, anzi molto più facile è che i giovani non abbiano il consenso da parte dei genitori per potervi accedere, proprio per la mentalità e la disinformazione di cui accennavo prima.

Perché questa possibilità è importante?
Beh molto semplice, aiuterebbe moltissimo le giovani persone transgender ad avere un’adolescenza il più possibile normale, senza dover affrontare le torture fisiche e psicologiche che una pubertà del genere opposto a quello in cui ci riconosce comporta e che, volente o nolente, ci si porta dietro nel tempo e che, in percentuali differenti da persona a persona, continua ad influenzare la vita futura. Avendo invece la possibilità di non dover affrontare questi cambiamenti, quegli anni sarebbero decisamente più semplici potendo alleviare le problematiche che si devono affrontare, e come già detto, una volta raggiunta la maggior età, e mantenuta la diagnosi di Disforia, procedendo con la terapia ormonale i cambiamenti avverranno molto più naturalmente.
In poche parole, questo farmaco potrebbe essere una svolta importantissima e aiuterebbe moltissimo i/le giovani trans.

Alex Masini

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